L’anoressia è un disturbo alimentare complesso, spesso legato a difficoltà nello sviluppo emotivo e nel modo in cui si costruisce la relazione con se stessi e con la madre.
In una prospettiva psicoanalitica e sistemico-relazionale, il sintomo non è soltanto un problema da risolvere, ma un indicatore di conflitti profondi: ansia, paura della separazione, difficoltà a mentalizzare emozioni ambivalenti.
Attraverso la metafora del piccolo orso, questo articolo racconta il percorso evolutivo della paziente anoressica: dal corpo sospeso e infantile al corpo abitato, dal linguaggio frammentato al linguaggio integrato, fino a una relazione più autentica con sé e con gli altri.
La sospensione della crescita: il piccolo orso e il corpo infantile
C’era un piccolo orso. Piccolo e solo.
Non sapeva dove andare. Non sapeva cosa sentire.
A volte aveva fame. A volte no.
Non capiva i denti. Non capiva il cuore.
Tremava la notte. Da solo.
In chiave psicoanalitica, questo linguaggio infantile evoca lo “spazio potenziale” descritto da Winnicott (1965): un’area sospesa in cui il corpo è contenitore di ansia.
Il sintomo anoressico assume così una funzione difensiva: un tentativo di gestire angoscia e controllo quando la relazione primaria con la madre appare interrotta o frammentata (Bruch, 1973; Spitz, 1945).
Il cibo, simbolo della relazione primaria, diventa terreno di conflitto: limitarlo o rifiutarlo significa affrontare la frustrazione e il senso di abbandono.
Dal punto di vista sistemico-relazionale, il comportamento alimentare è anche una forma di comunicazione non verbale all’interno della famiglia e del legame materno (Bowlby, 1969; Minuchin, 1974).
La scoperta: linguaggio dei sentimenti e mentalizzazione
Con il tempo, il piccolo orso cominciò a esplorare la propria giungla interiore.
Imparò a nominare la paura, la rabbia, il dolore.
E anche il desiderio di vicinanza.
Le frasi si allungano, i pensieri si intrecciano, il linguaggio diventa più articolato. La paziente inizia a riconoscere la complessità delle proprie emozioni e a sviluppare la mentalizzazione: la capacità di dare senso ai propri stati mentali e a quelli degli altri (Fonagy & Target, 2002).
Questa fase segna il passaggio dalla sospensione infantile a un linguaggio adulto e integrato, dove rabbia e affetto possono coesistere e la protezione non impedisce più l’apertura al mondo.

La maturità: il sé integrato e la primavera interiore
Un giorno, il piccolo orso mostrò i suoi artigli.
Non per ferire.
Ma per comunicare chi era, per proteggere i propri confini.
Capì che la vita è ambivalente.
Che accettare la complessità è forza.
Ora il linguaggio è adulto, il corpo è abitato e il cibo può diventare nutrimento reale e simbolico. La relazione con sé e con gli altri si fa più autentica.
Il sintomo, prima dominante, diventa un indicatore del percorso evolutivo e relazionale: testimonia la capacità di tollerare le ambivalenze e integrare emozioni contrastanti.
Conclusioni
La metafora del piccolo orso descrive il percorso terapeutico delle persone che soffrono di anoressia:
- dal corpo sospeso e infantile al corpo abitato;
- dal linguaggio frammentato al linguaggio integrato;
- dalla paura e dal controllo alla capacità di tollerare l’ambivalenza;
- dalla relazione interrotta con la madre alla costruzione di sé e della relazione con gli altri.
In una prospettiva psicoanalitica e sistemico-relazionale, il sintomo non è “un problema da eliminare”, ma un indicatore della complessità delle relazioni primarie, della gestione dell’angoscia e della capacità di mentalizzazione.
La terapia accompagna la paziente verso un sé integrato, in cui corpo, emozioni e relazioni possano coesistere in equilibrio.
Se senti il bisogno di uno spazio di ascolto in cui esplorare il tuo rapporto con il cibo, con il corpo e con le emozioni che lo attraversano, puoi prenotare un primo colloquio per orientarti e trovare insieme nuove possibilità.
Riferimenti bibliografici
Bruch, H. (1973). Eating Disorders: Obesity, Anorexia Nervosa, and the Person Within. Basic Books.
Di Luzio, G. (2019). Le relazioni psicopatologiche con il cibo. Società Psicoanalitica Italiana.
Winnicott, D. W. (1965). Il sé e la realtà. Bollati Boringhieri.
Mahler, M. S., Pine, F., & Bergman, A. (1975). The Psychological Birth of the Human Infant. Basic Books.
Fonagy, P., & Target, M. (2002). Early intervention and the development of reflective function. Psychoanalytic Inquiry, 22(4), 307–335.
Spitz, R. A. (1945). Hospitalism: An inquiry into the genesis of psychiatric conditions in early childhood. Psychoanalytic Study of the Child, 1, 53–74.
Bowlby, J. (1969). Attachment and Loss, Vol. 1: Attachment. Basic Books.
Minuchin, S. (1974). Families and Family Therapy. Harvard University Press.