Che cosa significa, oggi, garantire davvero il diritto di un adolescente a crescere, sperimentarsi, essere ascoltato? Il recente Manifesto psicoanalitico dell’adolescenza offre una cornice teorica e clinica utile per riflettere su questi temi. Questo articolo esplora che cosa propone il documento, perché è così rilevante nel contesto attuale e in che modo può sostenere chi – genitori, insegnanti, operatori – accompagna un ragazzo nel suo percorso. Un percorso che non è soltanto “verso l’età adulta”, ma in cui l’adolescenza stessa è una fase significativa, con un valore proprio.
Che cos’è il Manifesto psicoanalitico dell’adolescenza
Il Manifesto, redatto dall’Associazione dei Gruppi Italiani di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Adolescenza (AGIPPsA), non è un elenco di diritti civili. È un documento che nasce dalla complessità psico-emotiva dell’adolescente e dal modo in cui oggi vive la propria crescita.
Gli adolescenti si muovono in contesti profondamente trasformati: digitalizzazione, nuovi scenari sociali, cambiamenti scolastici e familiari. Il disagio è aumentato, e allo stesso tempo la rappresentazione sociale dell’adolescenza tende a semplificare o a ridurre la complessità dell’esperienza.
Il Manifesto invita gli adulti – famiglia, scuola, istituzioni, servizi – a spostare il focus dalla “prestazione” al percorso evolutivo del giovane, valorizzando la sua soggettività.

I “diritti”: alcune declinazioni fondamentali
Le linee di indirizzo presenti nel Manifesto toccano le dimensioni centrali dell’esperienza adolescenziale. Tra queste, emergono con particolare chiarezza:
- Diritto all’identità in trasformazione
L’adolescente ha il diritto di sperimentare il proprio corpo, la sessualità, i limiti e le potenzialità. Il documento sottolinea il «diritto dell’adolescente a sperimentare il proprio corpo, i propri limiti e le proprie potenzialità».
Significa riconoscerlo come soggetto in movimento, non come “problema” o “rischio”, ma come persona che sta costruendo se stessa. - Diritto all’esperienza di gruppo sociale
Il Manifesto parla del “gruppo come corpo sociale”: un luogo simbolico e reale in cui il ragazzo può sentirsi parte di qualcosa, esplorare relazioni, conflitti, appartenenze.
Gran parte della crescita avviene proprio nel passaggio verso l’esterno, nel confronto con i pari e con la comunità. - Diritto all’ascolto e all’accompagnamento
L’adolescente non dovrebbe essere lasciato solo con turbamenti e domande. Ha bisogno di adulti e istituzioni che lo riconoscano e lo accompagnino nella complessità delle esperienze.
È un invito a non delegare totalmente alla scuola o ai servizi sanitari, ma a mantenere una presenza attiva. - Diritto alla continuità e alla qualità dei servizi
I cambiamenti sociali richiedono servizi capaci di adattarsi ai bisogni attuali. Non basta l’intervento sporadico: serve un sistema che offra risposte continuative, preventive e curative.
È anche questo un “diritto”: essere accolti da istituzioni che non solo curano, ma curano in modo adeguato all’età evolutiva.
Perché oggi è urgente
Ansia, depressione, isolamento e forme di disagio adolescenziale sono aumentati. A questo si sommano la velocità dei cambiamenti digitali, la fragilità delle reti sociali e il mutare dei contesti educativi.
Spesso l’adolescenza viene percepita come una fase da “superare”, un problema da gestire. In questo modo si perde la sua dimensione di esperienza originaria e trasformativa. Riconoscere il “diritto di crescere” significa ridare valore a questa fase: chiedersi non solo “che adulto diventerai?”, ma “chi sei adesso?”, “cosa stai vivendo?”, “che spazio serve alla tua evoluzione?”.
Per genitori e adulti di riferimento, è un invito a rimanere coinvolti, senza ritirarsi o delegare del tutto: accompagnare, ascoltare, sostenere.
Implicazioni pratiche per genitori e insegnanti
Alcuni spunti per tradurre i principi del Manifesto nella quotidianità:
- Ascolto attivo. Quando un adolescente si apre – anche solo con una frase – è importante accoglierla. Creare uno spazio di parola, non solo di giudizio.
- Spazio di sperimentazione. Non tutto deve essere programmato o controllato. Sbagliare, provare, tentare è parte della crescita.
- Gruppo e comunità. Aiutare il ragazzo a trovare luoghi di appartenenza sani: non solo come risposta a un “problema di socializzazione”, ma come risorsa evolutiva.
- Servizi e rete. Quando necessario, accompagnare verso servizi adeguati e attenti all’età adolescenziale, vigilando sulla qualità delle risposte.
- Coinvolgimento degli adulti. Non solo controllori, ma compagni di percorso. Domandarsi: “Come sto guardando mio/a figlio/a? In che modo lo sto sostenendo?”.
- Non solo prestazione. Evitare che il ragazzo si percepisca esclusivamente come “studente”, “voto”, “risultato”. La sua dimensione emotiva e identitaria è altrettanto centrale.
Conclusioni
Assumere il “diritto di crescere” come riferimento significa riconoscere l’adolescente come persona che vive nel presente, con un’esperienza ricca e complessa. Significa coinvolgere adulti, servizi e comunità in un progetto che non mira solo a prevenire il disagio, ma a promuovere la soggettività.
Per genitori e insegnanti, il Manifesto può diventare una lente attraverso cui osservare la relazione con i ragazzi: “che cosa sto facendo per riconoscere la loro voce? Come sto permettendo che crescano, sperimentino, sbaglino e si trasformino?”.
Se senti il bisogno di uno spazio in cui comprendere e accompagnare meglio il percorso di tuo figlio, puoi prenotare un primo colloquio per orientarti e trovare insieme nuove possibilità.