Il maltrattamento di bambine e bambini

Il maltrattamento infantile, che sia fisico, sessuale, psicologico, in forma diretta o indiretta, rende l’ambito familiare non prevedibile e malsicuro. L’alcolismo o la tossicodipendenza dei genitori, le malattie psichiatriche e la violenza assistita sono alcuni degli esempi più diffusi. Queste problematiche rappresentano un problema di salute pubblica, sia per l’impatto che hanno sul benessere fisico, mentale e sociale delle vittime e sul loro sviluppo, sia per l’impatto sulla società in termini di spesa sociale, sanitaria e umana. Il maltrattamento infantile è anche un problema di carattere sociale, economico, educativo e giuridico che necessita di essere affrontato. Inoltre riguarda una fondamentale questione di sensibilità culturale collettiva e di riconoscimento dei diritti dell’infanzia indispensabili in una società civile. 

Quali conseguenze ha il maltrattamento infantile?

Il maltrattamento in età evolutiva è un fenomeno complesso e multifattoriale. Le caratteristiche si differenziano a seconda dell’età della vittima, della tipologia e della gravità della violenza e del contesto in cui si verifica. Inoltre dipendono dalla relazione tra la vittima e l’autore della violenza, e dai fattori di protezione individuali (del bambino e dei genitori), relazionali, familiari e sociali. L’ampio corpus di ricerche condotte a livello internazionale hanno dimostrato le conseguenze a breve, medio e lungo termine della violenza sulla salute, evidenziando danni fisici e psicologici. Anche per questo sono necessarie cure precoci, efficaci, integrate e specialistiche di riduzione del danno, oltre a interventi preventivi.

Perché è difficile capire se un bambino viene maltrattato

L’abuso e il maltrattamento infantile si verificano prevalentemente all’interno della famiglia, tutt’oggi considerata la più “privata delle sfere private”. La violenza rischia così di restare inespressa e invisibile, ampliando e cronicizzando i danni sul piano fisico e psicologico delle vittime. La difficoltà di fare emergere il fenomeno è legata alle dinamiche stesse che rendono possibili gli episodi di maltrattamento. Per esempio, l’imposizione del segreto o la dipendenza affettiva e psicologica, oltre che materiale, del bambino nei confronti del genitore. Un ulteriore ostacolo sono i sentimenti che gli episodi generano in chi li subisce, per esempio sentimenti di vergogna, paura, colpa, impotenza e sfiducia. 

In che modo l’ambiente familiare influisce sul maltrattamento infantile?

Le ricerche hanno rilevato che nella quasi totalità dei casi le esperienze traumatiche infantili sono cumulative, cioè tendono a ripetersi nel corso dello sviluppo di uno stesso individuo. Questa ripetizione è causata da stili di condotta presenti nell’ambiente familiare in cui il bambino cresce. Tali stili di condotta possono essere direttamente responsabili dei traumi, poiché li infliggono, o indirettamente, poiché non svolgono la funzione fondamentale di proteggere il bambino da violenze inferte in altri contesti.

Perché i maltrattamenti infantili si ripetono in età adulta?

I legami che il bambino crea con le figure primarie si strutturano sulle specifiche forme di contatto, accudimento e cura che i genitori forniscono. Questi legami diventano veri e propri “modelli di attaccamento”, i quali plasmeranno anche le relazioni nell’adolescenza e nell’età adulta. In quest’ottica, la reiterazione delle esperienze dolorose viene vista come ricerca delle primordiali esperienze di attaccamento. Avendo plasmato le modalità di relazionarsi del bambino, le stesse esperienze saranno ricercate per tutta la vita. La trasmissione tra generazioni della violenza/maltrattamento è sostenuta anche dal messaggio educativo implicito della violenza stessa. Questa viene interiorizzata dal bambino come strumento efficace e corretto di gestione dei rapporti familiari, a partire dai messaggi veicolati dal genitore maltrattante. Si può innestare così la credenza che l’abuso, la violenza e lo sfruttamento siano l’unica soluzione possibile per raggiungere il successo e la piena realizzazione di sé. Uno strumento in grado di conferire sentimenti di competenza, controllo e padronanza. 

Quali sono gli effetti del maltrattamento infantile sui bambini?

Le esperienze sfavorevoli infantili ostacolano lo sviluppo dei principali circuiti integrativi cerebrali, comportando deficit neurobiologici. Questi hanno effetti negativi potenziali sullo sviluppo cognitivo, emotivo, affettivo e sociale. Stress e traumi precoci hanno effetti negativi anche sullo sviluppo della funzione immunitaria, della risposta allo stress mediata dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, sul sistema nervoso autonomo. Un trauma precoce, soprattutto se inflitto da una figura di accudimento, pregiudica la costruzione di una relazione d’ attaccamento sicura e stabile. Così ha inizio una complessa reazione post-traumatica, i cui effetti sfociano frequentemente nei disturbi di personalità, in condotte antisociali, disregolazione emotiva, carenza nelle abilità sociali e nell’incapacità di stringere legami interpersonali stabili.  

L’importanza delle figure di accudimento nello sviluppo del bambino

La presenza di figure di accudimento sufficientemente sensibili ai bisogni del bambino contribuisce in larga misura allo sviluppo dei circuiti neurali vitali. Questi permettono una regolazione affettiva, lo sviluppo della resilienza e lo sviluppo armonico ed equilibrato della personalità. Viceversa, l’abuso, la mancanza di attenzioni, un’insufficiente stimolazione e vergogna prolungata, le aggressioni fisiche e verbali, generano nel bambino sentimenti di impotenza, colpa, vergogna, paura, svalutazione e sfiducia. A loro volta questi sentimenti pregiudicano la capacità di regolazione emotiva e lo sviluppo di una personalità equilibrata e armonica. Inoltre impediscono il corretto sviluppo delle capacità metacognitive, delle abilità sociali e cognitive, della capacità di autoregolazione e dell’identità di sé.

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